Ligabue in teatro - Dedicato a noi

Trentuno date nei teatri italiani, tredici anni dopo l’ultima tournée “in sala”.

Ligabue in teatro - Dedicato a noi

di Alfio Morelli

Il rocker di Correggio stupisce ancora una volta. Luciano Ligabue sceglie di ripercorrere l’esperienza dei concerti nei teatri italiani, portando la sua musica in ben 31 città lungo la Penisola. Ogni tappa diventa un evento esclusivo, con una scaletta dedicata e un’atmosfera più intima rispetto al concerto “oceanico” delle arene all’aperto, a cui siamo stati abituati negli ultimi anni.

L’idea di proporre concerti al chiuso e senza repliche è stata una scelta precisa di Ligabue, che desiderava regalare al pubblico un’esperienza indimenticabile e, per forza di cose, diversa ogni sera. E i teatri italiani, con la loro storia e la loro bellezza, offrono lo scenario perfetto. Sul palco, al fianco dell’artista, ci sono i compagni di sempre: Federico Poggipollini alla chitarra, Davide Pezzin al basso e Luciano Luisi alle tastiere. Una novità assoluta è la presenza di Lenny Ligabue alla batteria, che dopo aver collaborato all’album “Dedicato a Noi”, si è unito al padre in questo emozionante viaggio musicale.

Inutile dire che, anche per le nostre orecchie “allenate”, è una sorpresa ascoltare un concerto rock di questo tipo in teatro: solo un anno fa abbiamo presenziato al tour nei palazzetti, e già ci stiamo preparando per l’evento del 25 giugno 2025 all’RCF Arena, dove si replicherà quella famosa sera del Campovolo di vent’anni fa. Quindi è con curiosità che entriamo in un teatro classico all’italiana: non ci sono centomila persone che urlano e ballano, non c’è l’impianto da milioni di watt, non ci sono schermi LED faraonici e non c’è l’immenso parco illuminante a disposizione dell’amico Jo Campana; qui ci sono duemila persone, poltrone imbottite, palchi gremiti, un gran buio, niente video ma quadri eleganti che si alternano sul palco una canzone dopo l’altra. Un ambiente che mette quasi in soggezione. Ma si sa che i fan sono fan, e non si può tenerli fermi e inchiodati alla poltrona, tant’è che a metà del primo tempo, quando i decibel aumentano un po’, metà sala si alza e va a ridosso del palco, vicina al suo idolo.

Grazie all’acustica di un teatro classico, studiata nei dettagli per suonare chiaramente in ogni suo angolo, al PA bastano pochi dB per restituire la musica al meglio: durante la serata ho buttato spesso l’occhio verso gli strumenti in regia e la pressione si muoveva intorno ai 90 dB, con dei picchi a 95 dB. I pezzi acustici e meno acustici hanno lavorato con una pressione sonora sempre gradevole ed efficace. Molto belle anche le luci che, a parte alcuni momenti sincopati, dati dalla velocità dei brani, hanno sempre restituito l’idea di quadri d’autore, studiati al dettaglio.

Luciano, che è anche uno scrittore, si prende del tempo durante il concerto per prendere in mano uno dei suo libri e leggere qualche riga, consuetudine abbastanza singolare, ma apprezzabile. Anche il timing è stato più da spettacolo teatrale, che da concerto rock: il concerto è stato diviso in due tempi, con tanto di intervallo di un quarto d’ora, il tempo di una sigaretta; nel frattempo i ragazzi della crew, con sipario chiuso, hanno modificato l’allestimento del palco, portando piccole modifiche che comunque hanno rivoluzionato la scenografia.

Andiamo dunque a intervistare loro, i nostri protagonisti del backstage, per farci raccontare i retroscena di questa tournée: nei giorni prossimi pubblicheremo le loro voci. Clicca in fondo alla pagina per vedere la galleria.

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