Bandabardò – Club Tour 2018

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di Douglas Cole

Il gruppo fiorentino Bandabardò, con la sua caratteristica miscela di folk acustico, rock elettrico e forte presenza sul palco, è in grado di animare qualsiasi folla dalla piazza del Primo Maggio alla sala intima e sudata di un club. Ma quest’ultima dimensione è forse la situazione più consigliabile per godersi un loro concerto. La band è costantemente in tournée, ma quest’anno ha cominciato un giro di club in tutta l’Italia per celebrare il 25mo anno di carriera. Noi abbiamo scelto di intercettare questa piccola produzione, gestita da OTR Live, in quella che è forse la venue più intima di tutto il tour: il Rock Planet a Pinarella di Cervia (RA).
Abbiamo assistito tante volte ai concerti di diverse categorie di artisti nei club di dimensioni medio-piccole e anche proprio piccole. Dai gruppi stranieri in tournée in Italia con il solo backline, agli artisti “big” che fanno un regalo al proprio pubblico suonando nelle venue più piccole, fino agli artisti italiani che danno il loro meglio proprio nei locali di questo taglio. La soluzione della mezza-produzione in queste situazioni quasi sempre include un service d’appoggio per il materiale in tour, oltre, ovviamente, al materiale sul posto. C’è un’altra soluzione, però, che noi vediamo meno ma che sappiamo viene adottata da moltissime orchestre da ballo nel Bel Paese, ed è molto usato all’estero: l’acquisto della mezza-produzione da parte della band. In quest’occasione abbiamo potuto testimoniare proprio l’efficacia di questa soluzione.
Troviamo sul posto un impianto tradizionale EV TourX – due teste TX2152 e due sub TX2181 per lato – e luci fornite da Audio Elite Service, di Ravenna. Data l’altezza del soffitto sopra il palco principale del Rock Planet e la forma della platea, sembra una scelta sensata.

 
Enrico De Paolis, tour manager / direttore di produzione

Enrico De Paolis – Tour manager per OTR Live

“È veramente una passeggiata lavorare con questa band – ci dice Enrico –  girano da anni senza mai fermarsi. Quest’anno coincide con il 25mo e stiamo facendo questo tour in club e teatri fino a maggio, per poi ripartire con un giro estivo a giugno che andrà avanti fino alla fine di settembre, toccando le rassegne, i festival e piazze – dovunque si può suonare. Questa tranche è di una decina di date, con alcune città un po’ più importanti e cose che non avevamo fatto da anni. Poi da giugno, quello che capita, capita. 
“Viaggiamo con due furgoni, una macchina e una monovolume. Nei due furgoni viaggiamo noi quattro della crew, poi il fonico con la macchina e la band con la monovolume. Portiamo dietro la mezza produzione: nostre regie, monitoraggio in-ear e backline. Sul posto chiediamo il PA e le luci. È una formula che usiamo dall’anno scorso e ci troviamo benissimo. Riusciamo fare il load in alle 15:00 o 16:00, e alle 18:30 siamo pronti, soundcheck, cena, show, letto. Copia e incolla per il giorno dopo”.
Come trovi le risposte alle richieste ed alle vostre esigenze tecniche, tra club e teatri in giro per l’Italia? 
Ormai sono trent’anni che faccio questo mestiere e ne ho viste tante. Però negli ultimi anni la qualità si è alzata notevolmente in termini di materiale e personale. Questo è vero ovunque, compreso il profondo Sud… anche nelle zone più depresse e remote si trovano dei service di buona qualità. 
Il materiale che chiediamo noi non è certo esagerato e, nelle piazze  più grandi, abbiamo dei service di riferimento per le estive in tutta l’Italia.

 
Carlo “Cantax” Cantini, fonico FoH

Carlo “Cantax” Cantini – Fonico FoH

“Lavoro con la band dall’inizio – spiega Carlo – quindi faccio parte di Bandabardò da 25 anni. Tutta la squadra è di produzione ed è una situazione molto rodata.
“Le particolarità del lavoro con questa band sono considerazioni musicali. Utilizzando principalmente strumenti acustici e lavorando spesso in situazioni molto variabili, bisogna stare attenti alle temperature, le umidità – per esempio, lavorando sui palchi non coperti, d’estate, quando arriva quella guazza d’umidità delle otto di sera, si possono scordare tutti gli strumenti di legno. La tromba, invece, sente moltissimo il freddo e si scorda facilmente. Bisogna stare attenti a questo ma si sopperisce molto con la bravura dei musicisti che sono di alto livello.
“Quest’anno – racconta Carlo – abbiamo deciso di acquistare la mezza produzione, anziché noleggiare il materiale come nel passato. Abbiamo optato per l’acquisto di materiale compatto e non molto costoso, ma di discreta qualità: partendo da uno splitter Midas DL32 al quale abbiamo collegato un Behringer X32 per il palco e un X32 Compact per la sala. Per gli ascolti gli IEM Sennheiser G3. C’è anche un X32 Rack che normalmente rimane spento ma è programmato e sempre pronto a fare da scorta per il palco o per il FoH. Abbiamo fatto fare tutti gli sfrangi LK25 da Proel, quindi abbiamo le fruste pronte e riusciamo ad allestire il palco e tutto quanto molto rapidamente. 
“Sul posto – continua Carlo – richiediamo l’amplificazione per la sala, le luci e la distribuzione elettrica. Quindi siamo riusciti a contenere i pesi e comunque avere una soluzione molto efficace. Visto che sul palco sono in sette e il backline è imponente, serviva un setup molto compatto.
“Il numero di canali ovviamente è limitato a 32. Così ci sono nove canali di batteria, tutta acustica; il basso e contrabbasso su un’unica linea in diretta dal preamplificatore che suona molto bene. Ci sono sei canali di percussioni, la tromba (suonata sempre dal percussionista), poi sul fronte palco ci sono chitarra elettrica e acustica a sinistra, due chitarre acustiche al centro, chitarra acustica ed elettrica a destra. A questo bisogna aggiungere cinque voci e non si può dimenticare il djembé! Alla fine ci stiamo dentro. 
“Due dei musicisti – spiega Carlo – usano ancora il monitoraggio tradizionale. Purtroppo per me, il cantante usa sempre tre wedge, così il palco ha un livello piuttosto elevato. La grossa fortuna mia, invece, è che siamo cresciuti tutti insieme e che si tratta di musicisti bravissimi: due cose che rendono tutto molto più facile.
“Questa è una data un po’ particolare – commenta Carlo – per le ridotte dimensioni del palco, con il PA ad un metro dai musicisti. È un po’ penalizzante anche il soffitto piuttosto basso, ma il PA Electro-Voice è più che sufficiente. Insomma... stasera niente gomitata sul master!”.

 
Marco “Sea Sun” Carlotto, fonico di palco

Marco “Sea Sun” Carlotto – Fonico di palco

“Io lavoro con Bandabardò da due anni e mezzo – ci dice Sea Sun – e, umanamente, sono delle persone tranquille e alla mano, una cosa assolutamente indispensabile quando il concetto di touring è quello classico di viaggiare sempre insieme, in furgone, mangiando insieme. Non c’è quasi distinzione tra tecnici e musicisti. Bisogna essere tutti una grande famiglia.
“Fino all’anno scorso giravamo con il service, quindi con Midas Pro2 , Avid Profile, monitor L-Acoustics, eccetera. Invece adesso hanno deciso di acquistare il materiale proprio. È una scelta che ha senso per vari motivi: questo materiale viene utilizzato e mantenuto esclusivamente da noi; è stato acquistato tutto nuovo, ed essendo sempre la stessa configurazione, le console, radio e il resto rimangono impostati e programmati per questo show. Questo facilita anche qualsiasi data aggiuntiva o con poco preavviso.
“Un ulteriore vantaggio – continua Marco – è che usiamo sempre questo stesso setup per registrare tutti i concerti direttamente con Pro Tools su un computer, per futuri progetti discografici ma anche per il virtual soundcheck. Il virtual non è un vantaggio trascurabile quando si considera una tournée di club con impianti molto diversi tra loro ad ogni tappa. Il soundcheck proprio può durare anche solo cinque minuti, nonostante la variabile del PA. Abbiamo trovato e sistemato un mix che dà soddisfazione sia sui palchi più grandi sia su quelli molto piccoli.
“Le due console sono collegate allo splitter Midas, che ha i convertitori un po’ migliori rispetto a quelli Behringer. Il banco di sala controlla il guadagno ed io lavoro in compensazione. Anche lì, però, abbiamo le cose ben impostate già da due anni e c’è poco da aggiustare di data in data. 
“Tengo sul palco la X32 Rack che ha dentro sia la memoria del banco di sala sia quella del banco di palco, cosa che può servire in un attimo come spare di una o l’altra console, in caso di un guasto. 
“Per il monitoraggio – dice Marco – tranne il cantante e il batterista, usano tutti gli in-ear. Come scelta di materiale, avevo consigliato io stesso l’acquisto dei Sennheiser ew300 G3, con frequenze intorno ai 500 MHz, che, per ora, tendono ad essere un po’ più libere girando la Penisola. Abbiamo un rack con sei trasmettitori, sempre con un’unità spare. Gli auricolari sono Earfonik. Ci hanno sempre trattati bene, e devo dire che l’assistenza loro è veramente veloce. Nelle tournée di questo genere, con l’uso e abuso che subiscono, gli auricolari si rompono, i cavetti si ossidano con il sudore ecc: non abbiamo mai dovuto aspettare più di 24 ore per avere dei ricambi, da loro. 
“Per il cantante e il batterista, invece, usiamo dei monitor che, nei tour invernali, chiediamo sempre sul posto: tre wedge e il drumfill per il batterista. Cerco di anticipare sempre al telefono la necessità di avere monitor di un marchio rispettabile, visto che è l’unica cosa che chiediamo per il palco – portiamo dietro tutto, dai cavi alle aste.
“Utilizzo sedici uscite dal mixer – aggiunge Marco – diciassette considerando i riverberi in insert. Le mandate per gli IEM sono tutte stereo, e per il cantante c’è un mix completo di band e voci in stereo sui due wedge esterni, mentre il monitor centrale è esclusivamente per il canale della sua voce. Questi, conseguentemente, sono i mix più critici, perché troviamo i diffusori sul posto. Per perfezionare gli ascolti, in particolare del batterista che sta sul lato opposto del palco, uso anche un iPad per impostare il banco tramite WiFi.
In un club come questo, con una band come questa, come coordini con il fonico di sala quello che deve essere sentito aldilà del palco? 
Innanzitutto il palco suona, e come. Sono sette musicisti ed ognuno suona qualcosa che emette un proprio suono, e non solo segnali. Ci sono tante percussioni, amplificatori, tutto. Poi il cantante non usa gli in-ear e perciò ha un alto livello di monitoraggio. Diciamo che, per le prime quattro file, praticamente sto mixando io!

 
Lois Trincanato, operatore luci

Lois Trincanato – Operatore luci

“Non portiamo niente di nostro – ci dice Lois – solo la console Avolites Titan Mobile, che abbino ad un portatile con lo schermo touchscreen ribaltabile, scelta comoda per fare le luci in queste situazioni. Come richiesta tecnica, di solito chiediamo uno standard di 16 proiettori beam, 14 wash frontali e controluce, un po’ di cose a terra e macchina del fumo. Abbiamo anche un fondale che tiriamo su quando è possibile. 
“Ovviamente, in un club come questo non sarebbe possibile un parco luci del genere. Qui ho trovato dodici PAR da 500, tre ProLights Diamond19, delle barre LED generiche che fanno un po’ da ventaglio; un singolo grandissimo Martin Atomic 3000 e due blinder che faranno sicuramente la base dello show! In un club con il pubblico così ravvicinato al palco, questo è sufficiente.
“Ad ogni tappa – spiega Lois – si sistemano le palette, si arrangia tutta la situazione, 
almeno il floor, che di solito un po’ caratterizza il palco del gruppo. Ogni volta va adattato utilizzando quello che troviamo. L’unica sfida stasera sarà la parte frontale, perché alcuni PAR montano lampade CP60, mentre altri montano delle CP62. Questa miscela tra fasci stretti e flood non rende facile un’illuminazione ideale”.
Lavori sempre in busking? 
Quasi sempre in busking. Ho delle cue list per certi brani e ho qualche chase programmata ma, trovando sempre materiale diverso, faccio quasi sempre prima a partire daccapo. Ho un minimo di setup per quanto riguarda la divisione dei gruppi, le icone, insomma solo il lavoro organizzativo, in modo di ritrovarmi almeno i comandi. 
In una tournée del genere, con materiali sul posto e situazioni diverse, come trovi in generale le condizioni tecniche? 
Di solito non ho mai problemi con il personale che trovo, sempre disponibile e competente. Questo fatto fa già la differenza tra una buona serata e una, diciamo, meno buona. A livello tecnico, nei club è facile trovare pezzi che funzionano a metà o per niente… ma generalmente si riesce ad aggirare questi problemi. Alcuni, invece, sono organizzati un po’ meglio – c’è un minimo di disegno luci dietro. Mi viene in mente, per esempio, The Cage, a Livorno, che ha già una sua impronta con cui lavorare. Si trova di tutto: posti con palchi grandi e più piccoli, come questo – alcuni con apparecchiatura più abbondante e alcuni meno, alcuni con materiale più nuovo e alcuni con quello meno nuovo – ma situazioni davvero terribili non ne abbiamo ancora trovate. 
Hai un disegno di base che utilizzi per le venue più grandi? 
Questo è il terzo anno che lavoro con Bandabardò e, fin adesso, le cose più grandi che facciamo sono sempre all’aperto. Di solito contatto qualche giorno prima il service residente che mi propone una lista di materiale in base alla scheda tecnica che mando io – che, ovviamente, è una lista stra-sovra-dimensionata: bisogna generalmente chiedere dieci per avere due – e poi ci mettiamo d’accordo. Quando ho la lista dei proiettori con cui lavorare, poi gli mando un bellissimo “manoCAD” per il posizionamento. 
Non avrebbe senso per me fare un disegno generico da anticipare, perché le variazioni sono la regola anziché l’eccezione, nelle situazioni dove suona Bandabardò. 

 
Lorenzo Alemanno, backliner

Lorenzo Alemanno – Backliner

“Lavoro con Bandabardò da 12 anni – ci dice Lorenzo – occupandomi del montaggio e della manutenzione di tutti gli strumenti e del backline in generale, nonché di gestire il palco all’occorrenza durante lo show. 
“Anche sui palchi di dimensioni ridotte – continua Lorenzo – grazie all’esperienza di migliaia di concerti insieme, abbiamo l’abitudine di montare sempre tutto. È importante anche la conoscenza dello spazio necessario per i musicisti: hanno una vera e propria coreografia durante tanti brani e occorre essere sicuri che i cavi non si intreccino o che oggetti sul palco non si trovino in posizioni non opportune. Per esempio qui, con il palco molto stretto, abbiamo deciso di non montare la pedana per le percussioni per evitare inciampi. 
“Visti gli strumenti, molto del mio tempo viene occupato con la manutenzione degli strumenti a corda. Dopo il montaggio delle meccaniche della batteria e delle percussioni, mi sposto all’elettronica: quattro pedaliere, tastiere e due ampli. Poi il resto del pomeriggio è dedicato a setup e manutenzione degli strumenti a corda. 
“Durante il concerto, invece, conta moltissimo il colpo d’occhio. Sapere in anticipo dove ci potrebbero essere problemi, tenere d’occhio le facce dei musicisti per quegli sguardi strani che indicano perplessità sul funzionamento di qualcosa”.

Lo show

A livello tecnico, si sentiva sorprendentemente bene per un club con questa configurazione e il contributo delle luci era idoneo ad una serata in un club di un gruppo di questo genere – risultati postitivi certo dovuti all’esperienza di professionisti in grado di adattarsi ad ogni situazione.
In questo caso lo “show” è semplicemente la Banda stessa, e che show! Possiamo solo consigliare di andare a vedere un concerto di questo gruppo, preferibilmente in una venue con pubblico in piedi e birra in abbondanza. Per la cronaca: il locale era pieno zeppo, ed era un martedì sera!
Il posizionamento dei sette musicisti, più un backliner e un fonico di palco (oltre al PA in appoggio e alcune luci) su un palco magari più adatto ad un power-trio punk non si è percepito come un’avversità; anzi, forse la compattezza della situazione è servita un po’ come un nocciolo nucleare ad intensificare la reazione e l’energia (fisica e musicale) sprigionata. Veramente una bella serata. E confermiamo che si tratta davvero di ottimi musicisti. 

 

Rock Planet

Abbiamo parlato brevemente con Marco Trioschi, socio di The Best Company, la società che gestisce Rock Planet, che ci ha spiegato la storia di questo locale. “Siamo partiti con la musica da Alfonsine – racconta Marco – con un locale che si chiamava Rigolò, nel ‘91. Dopo quattro o cinque anni, ci siamo spostati a Cesenatico acquistando il club Rock Planet, che abbiamo successivamente spostato a Pinarella con un miglioramento logistico e di struttura. Dal ‘96, questa venue opera tutto l’anno. Rock Planet è un po’ la nostra palestra di base, ma noi, The Best Company, produciamo eventi e concerti all’esterno, in palazzetti ed altre venue da Bologna fino alla costa. 
“Il genere nostro è quasi esclusivamente il Rock, con un po’ di Reggae e Afro, ma non andiamo mai nel jazz o country o altre generi che non conosciamo. 
“Negli anni abbiamo ospitato tantissimi artisti stranieri e italiani, sempre nei generi rock o metal: da Juliette Lewis and the New Romantics, Marky Ramone diverse volte, Duff McKagan (G’n’R) e la sua band, poi artisti ora importanti che sono nati in queste venue qui, come Caparezza, Subsonica, Blu Vertigo e tanti altri. 
“Facciamo chiaramente le dopo-serate, ma sempre con musica a tema o rock. Abbiamo più sale e riusciamo ad accontentare diversi gusti, dal Metal, al Nu Metal, Hardcore e Rock Classico.
“La sala concerti ha una capienza di 800 persone, ma con le altre quattro sale arriviamo anche a 1800 o 2000 nella configurazione estiva. Come struttura non abbiamo un impianto fisso per i concerti, noleggiamo in base alle esigenze degli artisti che arrivano. Ci appoggiamo ad Andrea Villich, con il suo VM Service – ora Audio Elite – di Ravenna, sempre in grado di soddisfare le varie esigenze”.

 

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