Max, Nek, Renga

a IMG 7721di Giancarlo Messina

Qualcuno l’ha definito “una salzanata”, con ovvio riferimento al Ferdinando direttore di Friends&Partners; e certo, da quello che sappiamo, l’idea di creare questo trio arriva proprio da Salzano. Il quale quasi sempre ci vede molto bene quando c’è da creare un tour in grado di riempire i palasport italiani da nord a sud.
Ed infatti su questo trio è stata creata una gran bella tournée che, dopo una trentina di date, si concluderà a fine aprile con ben due concerti all’Arena di Verona. Almeno questo è quello che è dato sapere al momento.
Insomma una bella operazione, artistica senza dubbio, ma anche commerciale. E siccome il lavoro bisogna crearlo, ben vengano queste intuizioni imprenditoriali.
Anche se, come si sa, non è affatto facile mettere insieme famiglie abituate ciascuna ai propri riferimenti tecnici e artistici; per cui immaginiamo che far andare tutti d’accordo abbia comportato un attento lavoro diplomatico e qualche compromesso.
Dal punto di vista artistico possiamo dire che il trio esprime sfumature diverse del pop nostrano: Renga più melodico e raffinato, Pezzali più nazional-popolare (nel senso buono del termine), Nek con venature roccheggianti. Ma soprattutto tre artisti in grado di contribuire alla scaletta con una serie di successi ben conosciuti dal pubblico, ovviamente con Pezzali in testa.
Dal punto di vista della produzione, a noi è sembrato che si sia perseguita una sorta di par condicio, ad esempio suddividendo in parti uguali i componenti della band fra i musicisti dei tre artisti. Ma anche la parte tecnica sembrava quasi tripartita scientificamente: fonico di sala di Pezzali, fonico di palco di Nek e lighting designer di Renga. Quando il tour incontra la diplomazia. O magari solo coincidenze!
Fatto è che lo spettacolo è davvero divertente e piacevole.
Noi siamo andati a fare una visita alla produzione in occasione del concerto di Pesaro e, dopo le interviste, ci siamo goduti il concerto.

Iniziamo dalla parte visual, ovviamente molto pop, anche se da un disegno di Jò Campana c’era da aspettarsi qualche ammiccamento roccheggiante, arrivato puntualmente, specie su alcuni brani di Nek, ma anche con le movimentazioni dei pod sulla testa degli artisti. In generale uno spettacolo visivo che ci è piaciuto moltissimo, perché non ha mai perso eleganza, pur nelle atmosfere festose e popolari del concerto.
Per quanto riguarda la parte audio, inutile cercare a tutti costi di essere politically correct: diversi amici ci avevano descritto la diffusione audio come una specie di Caporetto. Ma noi siamo come San Tommaso e ci atteniamo solo a ciò che possiamo constatare. In effetti abbiamo trovato una diffusione sonora assolutamente nella norma, magari con le caratteristiche tipiche, ben appurate in 20 anni di concerti, di quando al mix c’è un fonico più abituato al lavoro in studio, cioè, essenzialmente, bassi piuttosto frenati e suoni molto compressi. E anche la definizione dei suoni in un palasport certamente si deve perseguire per altre vie rispetto a uno studio. Ovviamente dal punto di vista del pubblico stiamo parlando del sesso degli angeli, perché questi sono discorsi da specialisti; ma visto che scriviamo su una rivista che si chiama proprio “Sound&Lite” crediamo non esista luogo migliore.

Alex, il fonico, ci ha spiegato che buona parte dei problemi è nata dalla gestione delle voci, perché ogni cantante era abituato a un proprio standard, tanto che la situazione è migliorata quando sono intervenuti i colleghi referenti di Nek e Renga.
Noi, a diverse date dal debutto, abbiamo trovato una situazione normale, magari con suoni un po’ troppo compressi che davano poco respiro al K1, ma per il resto del tutto positiva per il pubblico. Abbiamo notato che la voce di Pezzali usciva come al solito benissimo; quella di Nek, potente e precisa, faceva la figura migliore fra le tre, mentre quella di Renga restava decisamente migliorabile, anche, a dire il vero, per il modo di cantare dell’artista che spesso si allontana dal microfono nei momenti topici in cui si rischia di più con l’intonazione o l’estensione. Certo Renga ha una grande dinamica, e forse tenerlo a bada in un palco del genere ha comportato qualche compromesso. A proposito: la scelta di tre condensatori per i protagonisti a noi qualche patema l’avrebbe fatto venire. In conclusione, non sappiamo come si sentissero le prime date, ma in quella a cui abbiamo assistito la diffusione audio era, se non eccelsa, del tutto nella norma di una buona sonorizzazione, ed anche il PA engineer sembrava abbastanza soddisfatto.
Ma, uscendo dalle analisi tecniche, il concerto è stato davvero una grande festa, con i tre cantanti molto divertiti sul palco, autoironici e ben preparati sulla scaletta.
Abbiamo visto il pubblico divertirsi molto ed andar via felice. E questo doveva essere.
Ma ecco i dettagli dalla viva voce degli addetti ai lavori.

Da sx: Michele Marini, site coordinator e Luigi Vallario, direttore di produzione

Luigi Vallario – Direttore di Produzione e Michele Marini – Site Coordinator

“La produzione è di Friends&Partner ed ovviamente anche il booking; la produzione esecutiva è di Orazio Caratozzolo e Mario Zappa, poi tutto passa in mano a noi per portarla in giro.
“Il palco ha come elemento centrale un classico schermo led di 10 x 6 metri, con la band di nove elementi disposta ai lati, proprio per lasciare il centro ai tre protagonisti. Ci sono anche delle automazioni a velocità variabile, con quattro pod con elementi luci e video che vanno su e giù sulla scena.
“Il design è di Jò Campana, mentre la fornitura del materiale tecnico è praticamente tutta del service Agorà, automazioni comprese, ormai gli manca solo il catering! Le scenografie sono di Tekset, con due Vertical Tube ai lati, mentre il palco è di Massimo Stage; il catering è Soul Kitchen di Selvaggi.
“Ci spostiamo con il palco al seguito, ed in produzione siamo in tre: noi due e Valentina Parigi come assistente di produzione.
“Abbiamo 6 bilici di produzione: entriamo alle 8 di mattina, alle 15:00 siamo già in bolla e la sera facciamo lo show. Chiediamo circa 45 persone per lo scarico e 54 per l’out. Facciamo anche dei back to back ‘simpatici’, come Acireale-Reggio Calabria.“Non abbiamo problemi particolari, anche perché ormai abbiamo tutti abbastanza esperienza; diciamo che le problematiche sono le solite di tutte le produzioni, e sono date dalle non sempre ideali condizioni delle venue, soprattutto al sud.
“Le prove e l’allestimento sono stati fatti a Iesolo ed abbiamo già toccato Bologna, Brescia, Genova e Torino, questa è la sesta data: ne faremo in tutto una trentina, dopo una piccola sosta per Sanremo. Faremo anche una o più date all’Arena di Verona a fine aprile.
“Più che un concerto lo spettacolo è una festa! La gente si diverte molto, ed anche gli artisti sul palco. Nonostante l’unione di tre ‘famiglie’ diverse non ci sono fazioni: basti pensare che c’è il camerino comune. Anche i tre manager, cioè Parisi per Nek, Pierpa (Pierpaolo Peroni, ndr) e Cecchetto per Pezzali e Raffaele Checchia per Renga, condividono lo stesso ufficio.

 
Alex Trecarichi, sound engineer

Alex Trecarichi – Fonico FoH

“Come sai lavoro da tempo con Pezzali e questo progetto credo sia nato parecchio tempo fa, infatti Pierpa me ne parlò per la prima volta quasi un anno fa; poi è venuta fuori l’idea del tour, ma non si sapeva chi sarebbe stato il fonico. Alla fine sono stato scelto io ed eccomi qui. È stato un po’ complicato trovare un assetto, perché ovviamente così come Max ci teneva ad avere la sua persona di riferimento, anche gli altri due artisti si aspettavano un lavoro simile a quello a cui sono abituati. Il set-up d’altra parte è un po’ complesso, perché abbiamo nove musicisti, tre per artista, e tre cantanti, quasi 40 canzoni con tanti interventi diversi, Filippo suona anche il basso e la chitarra. Alla fine è stato preso anche DJ Zak che manda le sequenze: ognuno ha portato le proprie, ma tutte su piattaforme differenti! Così abbiamo messo tutto su Digital Performer, quello che Zak conosce meglio, rivedendo anche le sequenze in base alla nuova band, già con quattro chitarristi... e magari quelle in sequenza non servivano.

“Abbiamo fatto 22 giorni di prove all’Arcimboldi dando una aggiustata a sequenze e arrangiamenti. A me arrivano tre coppie stereo di sequenze e i soliti servizi.

“La console Avid l’ho preferita perché ne avevo sentito parlare molto bene, pur non avendola mai usata. È molto bella, ha la pecca di non avere troppa compatibilità coi plugin; ha i suoi interni Avid, con un po’ di deficit sui riverberi, infatti ho dovuto chiedere un TC 6000 esterno. Ho comunque usato un SoundGrid ed ho installato in console dei plugin non ancora ufficialmente supportati della Plugin Alliance che, mi hanno detto ufficiosamente, sono comunque ben supportati da questa nuova Avid, anche se mancano dei dettagli grafici di cui in pratica non mi importa molto. Il SoundGrid processa tutta la batteria, basso, voci e master, quindi un uso importante.
“Le voci dei tre sono molto diverse, e la parte più difficile era proprio riuscire ad accontentare tutti. Su Max ho la sua catena solita, con compressore multibanda, eq dinamico, de-esser e un PS1, una sorta di gate. Infatti le voci sono microfonate con dei DPA d:facto, quindi tre condensatori aperti contemporaneamente, spesso davanti al PA. Un po’ un azzardo, ma era necessario far cantare gli artisti con questo genere di microfono per non snaturarli. Con Francesco abbiamo anche provato con un 58, ma lui per primo ha preferito tornare al condensatore. A parte il fatto che il tipo di microfono cambia anche la gestualità dell’artista.
“La difficoltà vera sono state le voci: è venuto anche Marco Monforte a darci una mano sulla voce di Filippo, perché il mio modo di trattare la voce di Nek non è quello a cui loro sono abituati, così sono stato molto contento che Marco sia venuto a trovarci, trovando una soluzione; la stessa cosa l’abbiamo fatta anche con Davide Linzi, fonico di Renga. Francesco fra l’altro ha una dinamica molto ampia e bisogna stare attenti. Penso sia una cosa bella e positiva questa collaborazione di squadra.
“Dall’esperienza in studio si può portare poco in questa situazioni, se non la ricerca della definizione sonora; i suoni li ho fatti durante le prove, poi durante il mix bisogna conoscere al volo quali sono le frequenze che tirano fuori il singolo strumento.
“Nei palasport bisogna non esagerare coi volumi, qui siamo mediamente sui 98 o 100 dB, con picchi a 102 dB. Fortunatamente è un concerto in prevalenza pop, quindi non servono nemmeno volumi pazzeschi.

 
In primo piano Federico “Deddi” Servadei, monitor engineer. Alle spalle da sx: Luca Nobilini, system engineer e FoH assistant e Alessio Guerrieri, backliner

Luca Nobilini – System Engineer e FoH Assistant

“Il sistema main è composto da cluster di 12 K1 e down-fill di quattro K2; i cluster side sono composti da 10 K2, i Sub sono degli SB28, con 12 stack da due casse, montati ad arco elettronico, mentre per il front-fill abbiamo sei Kara, insomma ormai un nostro standard per i palazzetti. Tutto è controllato in sala con dei Lake, mentre i trasporti sono in analogico.
“Io prendo dalla console un LR con la band e un LR con le sole voci, in maniera da poter lavorare sulle voci senza toccare il resto sull’impianto o viceversa, ma devo dire che, al momento, non è un’opzione che ho utilizzato.
“Il sistema Avid, tutto di Agorà, utilizza due splitter da 64 canali, ciascuno fisicamente sul palco; le console per sala e palco sono delle S6L: si crea un anello grazie al quale condividiamo i preamplificatori dello splitter, con il palco che fa da master; anche noi in sala possiamo comunque fare un nostro gain, che in effetti è solo un trim, ed avere quindi la possibilità di non essere vincolati al palco.
“Con il fonico c’è stata una certa collaborazione, gli ho illustrato la console che non conosceva e dato qualche suggerimento qui e là, come fa un assistente; il risultato ottenuto credo sia positivo”.

Federico “Deddi” Servadei – Monitor Engineer

“Lavoro anche io con una console Avid, macchina che ha un bel suono ma che non trovo troppo adatta alla gestione del palco, o forse io non sono abbastanza abituato al suo utilizzo! Ogni banco ha le proprie caratteristiche e passare da una macchina all’altra a volte non è facilissimo, specie per un rinoceronte analogico come me!
“Il monitoraggio non sarebbe di per sé troppo complesso, quindi inizialmente mi sembrava un lavoro semplice. In realtà bisogna stare attenti ai tre protagonisti allo stesso tempo: una cosa è lavorare seguendo un solo artista, altra seguendone tre! Anche perché io durante il concerto mixo, quindi è piuttosto impegnativo riuscire a seguire le richieste di tutti e tre e fare comunque un monitoraggio dinamico attento alle sgasate e agli arrangiamenti. Io ovviamente lavoro in IEM, in cui faccio convergere l’ascolto dell’artista che devo seguire in quel momento.
“Il palco è abbastanza muto: un sub per il batterista; chitarra e basso hanno gli ampli ma con un volume per me insignificante. I chitarristi hanno i Kemper, mentre del bassista prendiamo la diretta dalla testa dell’amplificatore.
“Alla fine ho da gestire un centinaio di canali, ed avendone possibilità uso ben 11 effetti, anche perché, ad esempio, nella parte acustica ci sono cinque chitarristi che suonano insieme, ed ho dovuto differenziare gli effetti, oltre a quelli richiesti dai tre cantanti e dalla batteria!
“Filippo mi chiede un mix molto bilanciato, Francesco vuole la sua voce davanti e gli danno fastidio gli archi e le tastiere che si muovono un po’ troppo, Max è quello con cui non avevo mai lavorato ma che ha avuto meno richieste, è molto carino, mi ha detto che non mi voleva disturbare perché mi vedeva molto impegnato.

Alessio Guerrieri – Backliner

“Sul palco lavoriamo in tre... quindi si tratta di un 3 x 12... cioè tre backliner per 12 musicisti. Ci siamo divisi in famiglie: Alessandro Filippin segue la parte di Renga (Brando, Arnoldi e Messina), Michele Vannucchi segue Pezzali, (Ferrario, Ghezzi e DJ Zak), io seguo Nek (Chicco Gussoni alle chitarre, Luciano Galloni alla batteria, Lorenzo Poli al basso) ma seguo anche Nek quando suona basso e chitarra, ed anche i movimenti dei cantanti.
“Ma soprattutto mi occupo dei contapassi! La cosa divertente è infatti che i tre artisti all’inizio dello show si mettono addosso dei contapassi e alla fine dello spettacolo fanno a gara a chi ne ha fatti di più! Mediamente Max ne fa metà degli altri due! Questo diverte molto anche il pubblico.
“Il palco non è poi così muto: l’ampli di Filippo suona eccome, ma certo per Deddi, abituato con il Gallo, è praticamente spento! Abbiamo anche le casse con i Kemper, ma sono molto basse di volume.

 
Jò Campana, set e lighting designer

Jò Campana – Set e Lighting Designer

“Il concerto è una grande festa pop, quindi il palco doveva seguire questa precisa direzione. A me è stato chiesto un progetto che è poi stato scelto ed approvato dalla produzione di F&P.
“Quanto realizzato è in effetti un po’ diverso da quanto avevo progettato, ma sempre basato a livello concettuale sul Trio; erano previsti tre schermi con un fondale tridimensionale ma nel corso delle riunioni e delle considerazioni dei tre manager, abbiamo optato per uno schermo unico per dare più intelligibilità ai contenuti. Alla fine in alcuni pezzi il video unico è ritagliato tramite delle maschere che riproducono l’idea iniziale. Devo comunque dire che anche lo schermone dietro, alla fine, ha una sua innegabile utilità e un’ottima funzionalità scenica.
“Altro elemento scenico sono i pod di video e luci, in cui la novità risiede nel sistema di gestione e movimentazione della Kynesis, appena acquistato da Agorà, che offre molte possibilità di movimento con un’ottima fluidità. Noi usiamo otto motori, ma il service dell’Aquila ne ha acquistati 12.
“Altro elemento sono i lampadari che servono ad allargare e colorare la scena.
“I vari manager mi hanno dato carta bianca: non avevo ancora lavorato con Cecchetto, ma è stata una bella esperienza, è stato l’unico a venirmi a dare delle indicazioni e questo è certamente gratificante.
“Ovviamente traducendo in colori la personalità artistica del Trio, su Pezzali ho usato colori più vivaci, per il suo pop spensierato anni Ottanta, su Renga un’atmosfera teatrale, su Nek una venatura rock che mi ha permesso di spingere in alcuni brani su movimentazioni e illuminazione.
“Io non ho l’ambizione di pensare che il pubblico si renda conto delle tecnologie, che ne venga rapito, ma credo che comunque, anche a livello inconscio, avverta i cambi di scena e venga coinvolto nell’atmosfera del brano. E su questo che noi dobbiamo lavorare.

 
Stefano Sebastianelli - Operatore luci

Stefano Sebastianelli – Operatore luci

“Sono l’assistente di Jò, ho fatto la programmazione ed ora sono l’operatore in tour. Stiamo usando degli Spot DTS EVO, dei wash LED K20 di Clay Paky, come wash a scarica i Mac 2000. Abbiamo anche dei Robin 300 sul floor, sulla passerella e sul palco B. Abbiamo anche, sui lati, due lampadari realizzati da Tekset, una cornice sul pavimento e delle Q7 SGM strobo.
“Ci sono dei motori che movimentano i pod centrali con del LEDwall, i quali vanno ad incrociarsi con il LEDwall del fondale, arrivando all’altezza della testa dei musicisti; li usiamo con giochi di tilt, anche in vista. Il video è gestito da un’altra regia Agorà, così come le movimentazioni.
“La programmazione, con grandMA2, dotata di spare, è senza time code, ma ogni pezzo ha delle macro con cui gestisco tutto quello che vedo: quando clicco su una macro il banco si configura in maniera ottimale per quel brano; c’è inoltre una cuelist lanciata da me dal vivo, oltre ad altri pulsanti per gli accenti ritmici che possono cambiare da una sera all’altra. La console è collegata via NPU e Art-Net, con backup; uso anche un router wi-fi con cui, tramite i-Pad, eseguo alcuni preset più precisi, come ad esempio il puntamento al centro del palco.
“Alle luci lavorano 6 tecnici Agorà, oltre a me che sono di produzione, poi ci sono due ragazzi di Tekset per il montaggio dei lampadari... almeno noi li chiamiamo così!

 
Maurizio Maggi

Maurizio Maggi – Telemauri

“Completiamo lo show dal punto di vista visuale, inviando le immagini allo schermo principale. Inviamo immagini live, per lo più effettate, e grafiche prodotte da Stefano Polli e dal suo staff della Sugo, con un’impronta di stampo ‘Pezzali-Cecchetto’.
Una delle difficoltà è stata unire un po’ il mondo visivo dei tre artisti, cosa a cui si è lavorato molto in pre-produzione. C’è stato un gran lavoro di Salvatore Billeci, che ha raccolto grafiche e riprese live ed è riuscito ad integrarle ottimamente.
“Ovviamente noi gestiamo le riprese live, mentre le grafiche girano sui media server ed il mixaggio delle due è già stato programmato da Salvatore, come gli effetti della parte live.
“Noi usiamo tre telecamere presidiate, via fibra, ed alcune robotizzate, oltre, ovviamente, alla regia video.

un rendering del palco

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