Marco Mengoni - L'Essenziale Tour 2013

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Le foto, le video interviste ai protagonisti e la video-recensione del concerto.

Le video interviste e la recensione del concerto:

Alberto Butturini Mamo Pozzoli Pierpaolo Baldelli Marco Mengoni

 

 

 

 

 

di Douglas Cole

Fresco della vittoria a Sanremo e della pubblicazione a marzo del suo terzo album, appropriatamente intitolato #PRONTOACORRERE, già diventato di platino, Marco Mengoni si imbarca in una tournée primaverestivautunnale, supportato da professionisti ed aziende all’apice della scena italiana.

Marco Mengoni si dimostra di nuovo un artista “vincente”. Alla vittoria ad X‑Factor (2009), hanno fatto seguito nel 2010 la terza posizione in classifica a Sanremo ed i premi per miglior artista italiano e miglior artista europeo agli MTV Europe Music Awards, nonché il premio Uomo dell’Anno dei TRL Awards. In quello stesso anno, i suoi primi due EP, Dove Si Vola e Re Matto, sono entrambi stati premiati per il disco di platino ai Wind Music Awards. L’elenco di pietre miliari accumulate in questi ultimi pochi anni è stato allungato con diversi altri dischi e singoli di platino, compresi l’album #PRONTOACORRERE ed il brano multiplatino con cui ha conquistato Sanremo, L’essenziale. Non di poca importanza è anche il fatto che Mengoni ha rappresentato l’Italia nell’Eurovision Song Contest 2013, aggiudicandosi il settimo posto – notevole, oggigiorno, per una canzone non in lingua inglese.

Insomma, Marco Mengoni ha dimostrato di poter attirare e mantenere l’attenzione non solo del grande pubblico ma anche delle varie “istituzioni” che hanno rapporti simbiotici con l’industria discografica e la sua matrigna malvagia, l’industria dell’intrattenimento. Mengoni rappresenta, obiettivamente, un vero talento e, apparentemente, giusto quello che stava cercando l’industria quando è riuscito a saltare un certo tipo di gavetta grazie alla sua performance ad X‑Factor.

Quando l’industria discografica prende nota di un artista che sembra avere un po’ più di staying power, tende a farne intorno il cerchio dei carri e metterlo nelle mani di gente di una certa esperienza ed una certa qualifica. Non penso che sia un caso che l’album appena uscito di Mengoni contenga brani firmati o co-firmati da Gianna Nannini e Pacifico, Ivano Fossati e Cesare Cremonini, e dei remake di brani di successo anglosassoni. Il brano L’Essenziale, che ha vinto Sanremo, è stato scritto a tre mani: Mengoni insieme ai due hitmaker italiani Francesco De Benedittis e Roberto Casalino. Anche se ai precedenti dischi di Marco non mancava la produzione artistica comprovata (notevolmente di Piero Calabrese), la produzione musicale di #PRONTOACORRERE è stata affidata a Michele Canova, che ha anche messo insieme nuovi elementi alla storica rhythm section di Marco. Sembra che Mengoni abbia ricevuto un supporto musicale progettato per garantirgli un successone.

Per quanto riguarda il tour L’Essenziale, sembra che Ferdinando Salzano ed F&P Group abbiano seguito la stessa filosofia dal punto di vista live. La produzione esecutiva del tour è stata messa nelle mani di Mario Zappa. Il direttore di produzione in tour, invece, è Pierpaolo Baldelli, con l’assistenza di Giada Menghini. Il personale coinvolto nella produzione tecnica di questa tournée è tutto, proprio tutto, di prima scelta. Anche nei ruoli generalmente considerati di supporto si trovano professionisti di primo livello: da Mimmo Lettini come assistente audio FoH, a Carlo Pastore come assistente luci FoH, a Giuseppe Porcelli al mix di palco. Alle regie audio e luci, invece, si trovano due persone che ci si può aspettare di trovare in una qualsiasi delle tournée italiane di “Serie A”: Alberto Butturini, nel ruolo di responsabile audio e fonico di sala, e Mamo Pozzoli, che non solo ha realizzato disegno luci e set, ma è anche l’operatore in tour.

La produzione

In realtà, avendo fatto un servizio solo pochi numeri fa sull’ultimo live di Mengoni, avevamo pensato di vedere questo concerto più avanti. Invece questa produzione ci è stata segnalata come “da non perdere” da così tanti professionisti, coinvolti e non, che abbiamo deciso di darci un’occhiata il prima possibile. Piombiamo così al Teatro Europauditorium, a Bologna, ad intercettare la penultima data della prima tranche teatrale di questa tournée. Al nostro arrivo ci accoglie il direttore della produzione Pierpaolo Baldelli.

“Stiamo facendo una prima tranche teatrale di dieci date selezionatissime – ci dice Pierpaolo – solamente teatri grandi e città importanti, cercando di svilupparci geograficamente andando a toccare i punti principali della nazione. Viaggiamo con due bilici. Per essere una produzione teatrale è comunque una produzione abbastanza importante – di roba ce n’è.

“Per quanto riguarda le aziende in tour, sono presenti STS Communication per il video ed Agorà per audio, luci e video. I trasporti sono di Multi Service Futura. Il tour sta andando benissimo – sempre sold-out – e siamo veramente contenti, è una piacevole scoperta.

“Adesso – continua Pierpaolo – abbiamo fatto queste dieci date teatrali, che rappresentano la tranche ‘invernale’ del tour. Poi ci sarà una pausa e il tour ripartirà il quattro luglio a Trento con l’estiva, che finirà a settembre. Stanno lavorando su un’ulteriore coda autunnale, tornando in alcune città dove siamo già stati, perché la richiesta è altissima. Ci sono alcune città dove potevamo sicuramente fermarci per diverse date. Intorno a Marco in questo momento c’è un grande entusiasmo: da un punto di vista artistico e dal punto di vista economico, questo è uno dei tour top dell’anno.

“In tournée – spiega Pierpaolo – tra musicisti, management, artista, autisti bilici, produzione, merchandising eccetera, siamo ventidue persone, se non erro. È una produzione piccola che sembra molto grande. Siamo stati bravi nel fare una cosa piccola gestibile in teatro che però è pronta ad affrontare l’estate e sarebbe pronta ad affrontare i palasport con qualche variazione.

“Abbiamo cercato di ottimizzare tutto: la squadra, il materiale... Sta andando molto bene, rispettiamo il piano di produzione, le tempistiche sono ottime. Abbiamo fatto un paio di back-to-back un po’ rognosetti, ma ci sta. Non ci dobbiamo lamentare in un momento del genere... anzi: speriamo che duri!”.

Questa ottimizzazione della tournée è stata prevista dall’inizio? Da chi dipende questo?

È stato pensato fin dall’inizio da Mario Zappa, produttore esecutivo, e sopratutto da Mamo Pozzoli di creare una produzione agile, montabile senza diventar matti, però di grande impatto, di grande resa e di grande effetto. Ci siamo riusciti. Ci sono sei musicisti sul palco, perciò il backline è mezzo bilico. Comunque alle 17.00 siamo pronti. Quindi siamo riusciti a trovare la giusta dimensione fra materiale, uomini, economie e poi, la cosa che è più importante, la resa dello spettacolo.

Questo risultato viene fuori fondamentalmente da Mario Zappa, che gestisce le economie, da Mamo Pozzoli, che deve gestire la sua creatività e dare un prodotto di qualità, e chiaramente dall’artista che deve mettere la faccia sul palco: e magari un po’ anche dal direttore di produzione che deve far viaggiare tutta la carovana.

Quali sono le particolarità di questa produzione?

La particolarità è che c’è tanto floor, nel senso che appoggiato sul palco c’è veramente un mondo di luci e video. Abbiamo fatto questa scelta per avere meno carico sospeso possibile. Infatti abbiamo solo un’americana frontale, un’americana back e, leggermente dietro alla prima americana, abbiamo l’effetto kabuki che dà il via allo show dopo l’intro dei musicisti. È una produzione che anche in un palasport di media grandezza potrebbe già fare una discreta figura.

Ci sono considerazioni particolari nelle tournée di artisti giovani usciti dai talent show?

Io personalmente sono pro-talent show. Nei confronti dei talent, da parte di tanti adetti ai lavori, noto una certa forma di snobbismo. Invece, secondo me, il talent è una grandissima opportunità per fare emergere talenti che abbiamo in giro ma di cui nessuno si accorge, magari perché non conoscono la figlia del discografico, perché non hanno modo di contattare una radio o perché non sanno quale sia la via per provare ad avere successo. Marco è un esempio eclatante: probabilmente sarebbe esploso lo stesso, visto il suo grande talento, però il talent show è stato un grande veicolo per arrivare subito al grande pubblico. Non ho nulla nei confronti dei talent, penso anzi che i giovani che emergono possano garantire un futuro ad un ambiente che inizia ad invecchiare, visto che i big sono sul palco da 30 e più anni.

Nel determinare su “quale cavallo scommettere”, in termini di nuovi artisti, chi fornisce le direttive?

Secondo me, in questo momento, le case discografiche lavorano di pari passo con le agenzie. Le case discografiche, dopo l’esplosione di internet, inevitabilmente sono andate in crisi. Molte hanno acquisito quote o, addirittura, acquisito in toto le agenzie live. Secondo me, mantengono un grosso potere intuitivo nel suggerire e adesso intorno a Marco c’è una grandissima attenzione a livello discografico, che inevitabilmente si riversa anche sul live. Ad un certo punto si decide che questo ragazzo ha le capacità, ha la potenzialità e ha il talento per poter diventare, ammesso che già non lo sia, un nome top nel panorama nazionale e, dopo l’Eurovision, anche nel panorama internazionale. In quel momento si decide di fare investimenti importanti, anche in termini di personale, perché avere in tour Mamo Pozzoli e Alberto Butturini significa avere nomi di fascia altissima.

Lo spettacolo visivo

Dopo aver dato un’occhiata al palco ed assistito al soundcheck, passiamo a parlare con Mamo Pozzoli, il lighting e set designer, co-programmatore ed operatore.

Ci racconta Mamo: “Questo è il primo lavoro che faccio con Marco. Sono stato chiamato da F&P per realizzare progetto luci e set. Probabilmente, quando è stato proposto il mio nome a Marco, è stato anche prospettato un tipo di set abbastanza diverso, in quanto nel mio lavoro cerco di portare quel minimo di linguaggio e di stile che un po’ mi hanno caratterizzato in questi anni. Marco già mi conosceva per lavori precedenti e c’è stata da subito una buona sintonia sugli obiettivi artistici ed estetici e su quale tipo d’immagine si voleva trasmettere. Perciò il lavoro è stato abbastanza semplice dal punto di vista estetico e della gestione, un po’ meno semplice dal punto di vista logistico, perché ovviamente in questo ruolo, quando si fa il disegno di luci e palco, sono tanti i fattori che entrano in gioco. Non è solo quello estetico, ma bisogna sempre di più sapersi muovere tra componenti tecniche, economiche e logistiche”.

Quali sono state le indicazioni iniziali per il concetto?

Dalla parte della produzione, l’input è stato “dobbiamo fare un tour nei teatri, quindi il disegno deve essere dimensionato su un palco medio-grande di tipo teatrale”; però la difficoltà grossa era utilizzare questo stesso palco nella parte estiva e poi nella ripresa teatrale autunnale. Per questo doveva essere un progetto che avesse la propria forza intrinseca, ma anche una certa flessibilità. Partiamo dal fatto che sono riuscito a mettere in pratica un’idea che avevo già da tempo: riuscire a disegnare e progettare un set integrato tra luci, video e postazioni dei musicisti... una sorta di architettura piuttosto complessa, che però rappresenta un microcosmo a sé: un piccolo mondo finito. Questo blocco sul palco che contiene tutta la strumentazione, tutte le postazioni della band e quasi tutti gli elementi floor di luci e di video, è un blocco compatto che dimensiona e struttura tutto il palco. È un blocco autosufficiente dal punto di vista visivo.

E le indicazioni sull’estetica?

Il look è, volutamente, un po’ in stile ‘industrial’; non perché questo è l’immaginario dell’artista, ma perché abbiamo fatto un ragionamento in partenza e volevamo un po’ arrivare alla sostanza. Quindi siamo già partiti con un discorso legato ad una sorta di architettura funzionalista. Ovvero, a noi servivano queste strutture per poter sostenere gli elementi luci e video e abbiamo fatto in modo che diventassero strutture portanti del set, senza porci neanche troppo il problema di mascherarle – quindi andando in direzione opposta di creare un set di tipo “televisivo”, curato nei dettagli. Qui abbiamo cercato di lasciare certi dettagli a vista con un sapore, appunto, industrial. A Marco è piaciuta l’idea, perché il tour si chiama L’Essenziale. Sembrava troppo didascalico ridurre quest’essenzialità ad una scelta di semplicità. Perciò, abbiamo cercato invece di sostanziarla in un discorso di tipo fisico, cioè l’essenzialità degli elementi strutturali come architettura del set.

Questo discorso è legato anche all’uso delle luci e del video. Sposano quest’idea di integrazione. Uso il video per la prima volta, gestito direttamente da me dal banco luci, come se fosse un elemento luminoso. Le superfici video che abbiamo sono un po’ esplose nello spazio in un’ottica tridimensionale. Il palco è strutturato con nove colonne che crescono da terra e presentano delle superfici LED che sfruttano l’elemento trasparente del MiTrix. Prospetticamente sono disposte su tre piani a differente profondità: ogni colonna è girata a 45°, così presenta una doppia superficie video, quindi con un formato già in sé tridimensionale. Moltiplicato per nove nello spazio, abbiamo ottenuto un po’ questo effetto di esplosione intorno alla band e alle spalle di Marco che canta.

Video? Da Mamo “mai video” Pozzoli?

In questa situazione non esiste un vero mondo video. Esiste un mondo luci complesso che sfrutta al massimo tutte le potenzialità. Questo video è talmente poco come superficie e talmente particolare come progettazione, perché sparpagliato nello spazio, che non si può parlare di “video” vero e proprio. Stiamo usando immagini grafiche, tra l’altro elaborate partendo dalle librerie dei media server, per cui niente di particolarmente studiato prima. L’approccio doveva essere necessariamente del mondo luci perché di questo stiamo parlando: sorgenti luminose con la loro tridimensionalità molto importante all’interno di un palco come questo. Perciò, in questo caso, non ho fatto neanche una deroga ai miei principi, perché sto gestendo luci. Se ci fosse stato anche un minimo di senso figurativo e narrativo in tutto questo, allora sarebbe stato meglio che il video venisse programmato e gestito da qualcuno che si occupa di quello nella vita.

Con chi hai collaborato al progetto? Chi l’ha programmato?

La programmazione video e luci è stata fatta a quattro mani con il mio collaboratore storico, Alessio Dorini. Abbiamo programmato su due mixer luci in rete, ognuno, però, nel suo mondo. Video e luci sono stati programmati contemporaneamente, su due banchi separati, utilizzando però una programmazione integrata sulla stessa cuelist. Quindi, in tre notti abbiamo costruito lo show, programmando ognuno per conto proprio, ovviamente in contemporanea. Dopodichè, la programmazione è stata fatta confluire all’interno della stessa cuelist luci. Usando questa cuelist, controllo sia video sia le luci, come si fa normalmente.

Adesso sono in tour da solo con l’assistenza di Carlo Pastore che, fra l’altro, mi sostituirà nel proseguo del tour. Anche Carlo ha partecipato alla programmazione, perciò, in realtà, mi correggo: alla fine è un lavoro a sei mani.

Com’è composto il parco luci?

Abbiamo circa un centinaio di punti luce. Sto usando i ColorWash 1200 della Robe, gli Alpha Beam 700 Clay Paky, come wash LED sto usando i MAC 401 Martin ed i MAC 101 piccolini per gli special interessanti sui musicisti. Poi c’è il parco d’incandescenza misto tra Jarag, Sunstrip, Blinder, ecc. Poi ci sono le strobo SGM X‑5, un prodotto molto interessante da usare in teatro perché hanno un assorbimento molto basso. Non è molto bello, secondo me, dal punto di vista estetico: sono molto piatti a causa della sorgente LED, ma sto cercando di valorizzarli proprio per la loro particolarità di essere sostanzialmente bidimensionali. Io sono sempre un grande amante dell’Atomic, però in questo contesto l’Atomic sarebbe probabilmente eccessivo. Il controllo in sala è fatto con una grandMA2 Light. Il media player è della Coolux, Pandoras Box.

Ci sono elementi particolari o nuove scoperte nello show?

Alcune... ad esempio sto usando il Martin MAC 401, che in origine doveva presentare due facce, ma che la Martin non è mai riuscita ad implementare. Ho semplicemente aggiunto uno specchio sulla seconda faccia e in alcuni puntamenti altre sorgenti rimbalzano su queste superfici specchiate. Ovviamente è un effetto di cui non abuso, ma che risulta piuttosto originale.

Non ho poi voluto rinunciare a tutta una serie dei miei soliti espedienti, come l’uso di una parte corposa di luci ad incandescenza con una temperatura colore differente, pur all’interno di un parco luci molto spinto sul versante LED – e quindi freddo come impostazione – . Pur essendo in teatro con le problematiche legate alle cariche elettriche, ho voluto avere un minimo di Jarag e Sunstrip per ottenere una configurazione con una sorta di pixel-map un po’ sparpagliato nello spazio. La cosa diversa dal solito è che, mentre il Sunstrip è usato come effetto classico abbagliante, uso i Jarag in questo caso come illuminatori: in controluce molto inclinati, schiacciati. Fanno un controluce un po’ teatrale come se fossero dei PC. Poi ho una serie di Jarag usati esattamente di taglio che servono ad illuminare i musicisti e l’artista. Non vengono visti dal pubblico, ma viene visto l’effetto sull’incarnato e sui visi delle persone. Questa è una cosa molto interessante che mi è piaciuto moltissimo e mi vedrai ripetere in futuro.

L’audio

Appena prima dello spettacolo, facciamo una chiacchierata con Alberto Butturini, il fonico di sala.

“La tournée è partita con delle aspettative molto grandi – ci racconta Alberto – e le ha confermate in pieno durante il percorso. Noi abbiamo fatto finora teatri esauriti sempre, d’estate ci si aspetta altrettanto ed è stata aperta anche una coda autunnale. Quindi mi piacerebbe che di tournée così in Italia ce ne fossero almeno 50.

“Hanno deciso di prendere delle persone con una certa esperienza nei ruoli chiave per dare un piccolo valore aggiunto a quello già grosso creato dalla scelta della band e della produzione artistica, affidata prima a Michele Canova e poi a Luca Colombo.

“C’è Mimmo Lettini con me – aggiunge Alberto – che sta facendo un lavoro strepitoso con l’impianto, ma c’è anche Giuseppe Porcelli al mix di palco. È una squadra notevole.

“Marco non si discute. Canta da paura e sa stare sul palco alla grande, quindi è un bel concerto che tocca un po’ tutti generi musicali: citazioni anni ‘60 ed anni ‘70, si va dall’hip-hop alla musica dance fino alle ballad... quindi il concerto è divertente. Il pubblico è in delirio, scatenato: a Napoli era una cosa indescrivibile, credo di non aver sentito l’impianto per tutta la sera!”.

Musicalmente, con cosa stai lavorando?

Sul palco ci sono due tastieristi, Gianluca Ballarin che fa essenzialmente i pianoforti e cura le sequenze, e Andrea Pollione che fa Hammond e tastiere. Poi ci sono due chitarristi, Peter Cornacchia e Luca Colombo, che si dividono egualmente le parti chitarristiche. L’arrangiamento è molto virato verso il chitarrismo ad incastro di parti. Poi ci sono Giovanni Pallotti e Davide Sollazzi alla batteria, due collaboratori di lunghissima data che Marco ha voluto tenere con lui. E poi c’è Marco che mette d’accordo tutti: qualunque cosa succede, lui in ogni caso raddrizza e porta a casa la serata.

Ci puoi dire due parole sul set-up tecnico?

Per quanto riguarda impianto e regia, è un set-up decisamente standard per questo tipo di lavoro. Usiamo i dV‑DOSC che, secondo alla location, montiamo appesi come oggi oppure con una parte appoggiata. Ci era capitato ieri all’Auditorium di Roma di appoggiare solo il nostro e di usare i loro sistemi per le gallerie. Siamo abbastanza versatili da questo punto di vista, quindi non abbiamo grossi problemi. La regia è una situazione abbastanza standard: abbiamo delle DiGiCo D5 sia in sala che sul palco. Abbiamo circa 58 canali, poca roba di sequenze e tantissima suonata.

Con il D5 sto usando il System 6000 TC Electronic, due Waves BCL ed un D2 XTA come compressore/equalizzatore dinamico sulla voce, visto che, non avendo la serie SD come mixer, sono senza dinamici sul banco e mi servono sulla voce di Marco. Poi ho un SPX 2000 Yamaha ed un FireWorks TC Electronic che uso per la voce distorta.

Dici sempre “è un set-up ‘standard’”, ma esistono proprio dei set-up “standard”?

Quando si parla d’impianto, ovviamente è una questione che va ben oltre me, nel senso che il maggior fornitore di tournée in Italia è Agorà, il quale dispone di questi impianti. Che sia dV‑DOSC, V‑DOSC o K1, sempre in piedi cadiamo. Ciononostante, esistono tanti altri belli impianti in Italia che quando capita utilizzo volentieri.

Per quanto riguarda i set-up di regia preconfezionati, c’è da dire che certe volte bisogna andare per forza sul sicuro al primo colpo. Considera che, per mettere in piedi la tournée di Marco, ho avuto a disposizione tre giorni prima del debutto, partendo da zero, che sono veramente pochi per una tournée di un artista che ha vinto Sanremo e che sta facendo i teatri pieni. Però, non è che ci si deve fasciare la testa. Si parte con un set-up del quale conosci tutto, quindi non perdi neanche un minuto per inventarti delle cose nuove. Da un certo punto di vista, questo è controproducente perché anche a me piacerebbe provare cose nuove, ma non me lo posso permettere quando in tre giorni devo garantire che la data zero sarà perfetta. Quindi, quando il tempo è poco, si va sul sicuro.

Che differenza trovi tra lavorare con un Baglioni o un Ligabue e lavorare con un artista che è arrivato da un talent?

Nella fattispecie, penso che Marco sarebbe comunque arrivato senza passare per il talent. Questo per lui sarebbe stato un percorso naturale, a prescindere dall’esistenza o meno dei talent show. Io sono del parere che il talento, quando c’è, esce in ogni caso. Dopo, è chiaro che loro hanno una visione un po’ diversa da quella che abbiamo noi nel mondo del live. Considera che tra me e Marco ci sono più di venti anni di differenza, potrebbe essere mio figlio. Io ho un vissuto di tournée, di anni, di artisti, di musica degli anni rock che mi fa vedere le cose con degli occhi probabilmente diversi rispetto ad un giovane talento come lui. Però, il rapporto che ha con noi è un rapporto di artista adulto. Quindi si confronta alla pari, lui sa quello che vuole e lavora con noi per raggiungerlo. Credo che questo sia il modo migliore per essere stimati tra le persone, perché noi stimiamo lui. Quando entra sul palco siamo sicuri che una grande serata ci sarà di sicuro; e lui stima noi perché gli ri-diamo indietro quello che lui fa sul palco; così cerchio si chiude. È giovane, però sa già come si fa questo lavoro.

Lo show

Com’è lo show? Consigliato. Milioni di femmine tra 12 e 29 anni non si posso sbagliare, no? Effettivamente, quando canta, Mengoni mantiene il palco come se ci fosse nato e sulla voce non ci piove. Viene supportato da una band in grado di cambiare genere musicale in un lampo, come lui... una capacità comunque ben calibrata e non abusata durante lo show.

L’audio in teatro, prevedibilmente, vista la crew, non fa una piega. C’è poco da aggiungere se non “bravi!”.

Per quanto riguarda la scenografia, di nuovo Mamo ci stupisce con la capacità di creare una varietà di scene interessanti con un minimo di materiale. Per una tournée progettata per il teatro, il concetto è tutt’altro che “teatrale”. I musicisti stessi si fondono con la scena tridimensionale un minuto prima, per poi trovarsi in risalto con il successivo cue. La profondità del set funziona molto bene e rende il palco completamente diverso rispetto all’angolo d’osservazione. Non mancano i momenti rock&roll, con blinder e strobo ad enfatizzare i controtempo, e ci sono momenti in cui la luce al tungsteno da sola trasforma il set in un cityscape post-apocalittico. L’effetto è molto diverso rispetto a quello che ci si aspetterebbe per un artista di questo tipo, ma funziona molto bene e non è mai sopra le righe.

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Marco Mengoni – L’Essenziale 2013
Management                     Marta Donà
Studio legale                     Avv. Pierluigi De Palma
Casa discografica               Sony Music
Ufficio stampa                   Goigest
Prodotto da                       F&P Group
Produttore esecutivo          Mario Zappa
 
Service audio e luci            Agorà
Responsabili Agorà             Wolfango e Vittorio De Amicis
Coordinamento Agorà         Maurizio Fetoni
                                        Attilio Martelli
                                        Corrado Rea
Scenografie                       Tekset
Responsabile Tekset           Igor Ronchese
Video                                STS Communication
Responsabile STS              Delio Volpato
Trasporti                           Multi Service Futura
Responsabile trasporti        Gaetano Carpino
                                        Paolo Celestini
Merchandising                   Camelot srl.
Responsabile Camelot         Antonio Pellegrino
 
Personale in tour
Band
Chitarra                             Luca Colombo
Batteria                             Davide Sollazzi
Chitarra                             Peter Cornacchia
Basso                                Giovanni Pallotti
Tastiere                              Andrea Pollione
Tastiere                              Gianluca Ballarin
Produzione
Direttore di produzione        Pierpaolo Baldelli
Assistente di produzione      Giada Menghini
Asst. personale artista         Claudia Carboni
Lighting designer/operator   Massimo “Mamo” Pozzoli
Fonico di sala                      Alberto “Mente” Butturini
Audio
Assistente FoH                     Domenico “Mimmo” Lettini
Fonico di palco                     Giuseppe Porcelli
Backliner                             Dario De Vido
                                          Michele Vannucchi
Luci
Capo elettricista/Asst. FoH    Carlo Pastore
Rigger/elettricista                Alessandro Montuori
Elettricista                           Francesco Mingoia
Video
Tecnico video                       Antonio De Vita
Trasporti
Autisti                                 Maurizio Zizzi
                                          Domenico Frascadore

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La nostra rivista apre i battenti, allora col nome di SOUND&CO., nel 1995, fornendo al mercato ed ai professionisti uno strumento di informazione che non esisteva: una rivista dedicata al settore tecnico dello show business, in grado di trattare i relativi temi con chiarezza e competenza. Presto arriva il supplemento SHOWBOOK – che nel 2016 ha compiuto il suo ventesimo compleanno – la prima guida professionale del mondo dello spettacolo, in grado di fornire nomi, indirizzi, contatti di aziende e professionisti; da subito un vero punto di riferimento per il nostro mondo.

 

A lungo abbiamo progettato e studiato il nostro sbarco nel mondo del web, prima con un sito di tipo tradizionale, poi, dopo anni di attenta progettazione, con la consulenza tecnica e commerciale di due aziende leader nel settore del web design, abbiamo lanciato il nuovo sito nel 2012.

 

SOUNDLITE.IT, il sito internet della rivista più prestigiosa dell’entertainment italiano, si pone l’obiettivo di emulare sul web i successi della sorella cartacea, punto di riferimento per tutto il settore.

 

Una nuova redazione dedicata all’informazione sul web, la piattaforma “News Flow” senza limite fisico, la tecnologia “responsive”, in grado di adattare automaticamente il sito a qualsiasi piattaforma, la grande interazione con i social network, la sinergia con il sito SHOWBOOK.PRO fanno del nuovo sito un portale unico ed innovativo, che raccoglie il meglio delle tecnologie e delle strategie di informazione del web 2.0 e le plasma per il nostro settore.

 

Non solo vengono pubblicate tempestivamente tutte le news ma anche le anteprime dei servizi sui concerti con relative gallerie fotografiche. Grazie alla viralità creata dalla sinergia coi principali social network, ad oggi uno dei più efficaci mezzi di comunicazione, tutti gli articoli pubblicati possono essere commentati direttamente da tutti i navigatori del web, dando così alla notizia una potenza e un’interattività fino a ieri sconosciute.

 

Conosciamo i nostri utenti e vogliamo seguirne interessi e intenzioni, senza snaturare quindi minimamente quella qualità dei contatti cui dobbiamo buona parte del nostro successo. Sarà infatti un unico grande database a fare da collettore, identificando i nostri lettori, gli utenti, dandogli visibilità con SHOWBOOK.PRO, inviandogli la rivista, interagendo con loro.

 

Un preciso e dettagliato report di statistiche ci permette di destreggiarci nella grande mole di dati e di contatti, veicolando in maniera ancora più mirata la comunicazione pubblicitaria, che non è mai invasiva quando è soprattutto informazione professionale.

 

Contatti: Redazione
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Abbonamento alla Rivista

La rivista SOUND&LITE è riservata esclusivamente ai professionisti appartenenti al mondo dello spettacolo e alle industrie direttamente collegate.

 

Per gli interessati non professionisti, SOUND&LITE rimane sempre fruibile interamente online, in formato .pdf e sfogliabile.


Abbonandosi alla rivista, si acquisisce il diritto di apparire in SHOWBOOK.PRO, il nostro motore di ricerca esclusivo per il mondo dello spettacolo.

 

Se siete già presenti su showbook.pro, potete rinnovare o controllare lo stato del vostro abbonamento alla rivista una volta effettuato il login.

 

 

 

Arretrati

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