Olimpiadi RIO 2016 - Tanta Italia, non solo nel medagliere

a-RIO-2016-Open-and-Closing-(41)di Giancarlo Messina

Avevamo fatto una chiacchierata con Marco Balich diversi anni fa, nel 2012, quando era al lavoro sul grande e bellissimo palco del tour Inedito di Laura Pausini; già allora ci aveva accennato, informalmente, al lavoro che si apprestava a compiere per le Olimpiadi di Rio.

Per gustarci la sua creatività e scoprire cosa bollisse in pentola, abbiamo dovuto aspettare la notte del 5 agosto 2016, quando siamo rimasti incollati allo schermo per vedere la cerimonia di apertura dei Giochi olimpici. Uno spettacolo che abbiamo apprezzato moltissimo, soprattutto perché è riuscito a far restare quasi  nell’ombra la tantissima tecnologia utilizzata, facendo emergere un gusto teatrale ricercato pur in una venue enorme come il Maracanà.

Un gusto raffinatissimo davvero per uno show di così vaste dimensioni: roba da italiani, insomma.

Ma se il topos vuole gli italiani eleganti e creativi ma un po’ arruffoni e poco professionali, a smentirlo seccamente ci ha pensato il service Agorà che non solo si è aggiudicato l’incarico per la fornitura e gestione di tutto l’aspetto illuminotecnico delle cerimonie sbaragliando la concorrenza, ma lo ha anche portato a termine in maniera assolutamente brillante ed impeccabile.

E visto che il focus della nostra rivista è proprio sulla gestione tecnica che sottende lo spettacolo, non poteva mancare un approfondimento, anche organizzativo e umano, su questa particolare esperienza.

Bisogna innanzitutto dire che Agorà non si è certo improvvisata in questo ruolo, potendo vantare non solo un enorme magazzino di proprietà e professionisti di altissimo valore, ma anche esperienze importantissime a livello internazionale: dalle forniture per le Olimpiadi invernali di Torino nel 2006, all’imponente sistema audio e relativo network alle Olimpiadi di Sochi in Russia nel 2014, fornitura ripetuta per i Giochi Olimpici Europei svoltisi a Baku, in Azerbaijan, nel 2015.

Abbiamo interpellato a tal proposito il nostro amico Pavarotti, al secolo Angelo Camporese, che ha vissuto appieno questa esperienza come network system engineer, un ruolo estremamente importante e delicato in una situazione del genere. Dopo un pranzetto sul porto di Cattolica, non privo di trebbiano, lo abbiamo invitato in redazione per una lunga e piacevole chiacchierata.

Angelo ci spiega che ovviamente il primo passo per l’azienda, in questo caso Agorà, è quello di partecipare alla gara per aggiudicarsi il lavoro, cosa non affatto semplice ai più, perché le aziende al mondo in grado di garantire materiale ed affidabilità sono davvero poche.

Agorà ha acquisito nel tempo esperienza e credibilità nell’ambiente delle produzioni olimpiche, così si è riproposta a Rio con un set luci di altissimo livello. Stiamo parlando dello spettacolo più grande del mondo che conta oltre tre miliardi di spettatori!

Ovviamente per l’azienda è anche un’occasione per fare nuovi investimenti: in questo caso soprattutto i cablaggi, la caveria, il materiale per la complessa rete di segnali sono stati acquistati tutti ex novo. Ma soprattutto un’esperienza del genere serve anche per sviluppare, affinare e migliorare il proprio know-how, che consiste non solo nel far funzionare perfettamente le cose, ma nel relazionarsi anche a livello dialettico con tutto il mondo, dai produttori agli altri fornitori internazionali. Quindi il materiale ovviamente conta, ma fino a un certo punto: ad essere prioritaria è l’assoluta garanzia del risultato finale, cosa che solo può essere data dal livello professionale del personale impiegato.

Ma come funziona la produzione dello show? Il Comitato Olimpico si occupa direttamente delle sole gare sportive, mentre per la parte delle cerimonie, che ha grandissima visibilità ed è l’immagine stessa delle Olimpiadi, crea una società ad hoc che ha il compito di produrre gli show delle cerimonie.

Questa società prima individua il creativo cui affidare lo show, in questo caso Balich, poi cerca le società fornitrici per realizzare il progetto scelto.

Il capitolato steso dalla produzione – composto dagli ingegneri luci e audio – è specificato nel minimo dettaglio. Ma in un secondo tempo c’è anche una trattativa economica con le due o tre aziende che rimangono in corsa. In questo caso è stato il lighting designer a fare da mediatore tecnico. Erano previsti dei proiettori luminosi Vari*Lite, ma il budget della produzione non era sufficiente per prodotti nuovi così costosi, sebbene Agorà ne fosse già fornita; questo perché lo sforzo di un’azienda deve sempre essere commisurato al risultato economico.

Alla fine, visto anche il curriculum del service aquilano, Agorà si è aggiudicata la fornitura delle luci, mentre l’audio è stato affidato ad un’azienda australiana, seguendo la regola non scritta di suddividere su più fornitori i vari settori tecnici.

L’azienda italiana era quindi pronta a tutto quanto necessario, anche perché già nel capitolato era illustrato nei particolari il progetto da realizzare, compresa una precisa menzione del personale minimo richiesto e del tempo in cui sarebbe dovuto rimanere a disposizione della produzione; personale che l’azienda avrebbe potuto comunque implementare a sua scelta all’interno del budget previsto.

Tutto il materiale è stato portato dall’Italia, in ben 14 container, partiti per nave, con spedizioni organizzate dal Comitato Olimpico. Da segnalare una curiosità: i materiali di consumo andavano stipati in un unico container, che poi non sarebbe tornato indietro; e basti pensare che Agorà ha spedito ben una tonnellata di liquido per le macchine del fumo: quello che avanzava non poteva essere portato indietro se non dichiarandolo come materiale importato... e ripagando le relative tasse!

La squadra di Agorà era composta da quasi 50 persone, di cui 22/23 tecnici italiani, fra cui Rovelli e Tallino, come Pavarotti, presenti per ben 99 giorni, più 20 operatori seguipersona brasiliani e quattro tecnici brasiliani, che facevano anche da interpreti; anche i tre operatori e i lighting designer erano ufficialmente personale di Agorà, per altro diversi nelle varie cerimonie olimpiche e paralimpiche. Inoltre un’altra persona brasiliana dirigeva in lingua i follow spot sotto la guida di un’addetta.

Quindi tutto quello che riguardava le luci, personale compreso, era fornito da Agorà, che ovviamente si è appoggiata ad una realtà brasiliana per la gestione delle formalità burocratiche riguardanti il personale locale ed internazionale.

Ma andiamo alla parte squisitamente tecnica, piuttosto impressionante, perché sono stati utilizzati nel totale, compresi i proiettori LED in dotazione allo stadio, qualcosa come 3082 punti luce, distribuiti in una profondità di 80 metri per i 1200 metri di circonferenza dello stadio! Controllati da 102 universi DMX! Ovviamente con l’imperativo categorico, ma proprio categorico, che un intoppo tecnico non fosse nemmeno lontanamente ipotizzabile!

È stato proprio Angelo ad occuparsi della progettazione ed installazione di questo network pazzesco “ultra ridondante”, e proprio da lui vogliamo conoscerne i particolari.

“Dopo mesi di preparazione – ci spiega – siamo arrivati a Rio il 18 giugno e per una ventina di giorni siamo stati impegnati nell’allestimento luci dello stadio e nelle prove. L’allestimento era impegnativo, anche perché alcune richieste lo rendevano ancora più complesso, come quella di poter pilotare contemporaneamente parte dei proiettori da tre console di marche diverse. A tal fine ci siamo serviti di device di ultima generazione, come i convertitori Art‑Net ELC Node DLN8GB che permettono il merge di dati provenienti da vari universi Art‑Net su una (o più) uscite DMX. Tutte le console erano collegate in un unico network di switch HP collegati in fibra ottica fra di loro non solo con un grande anello, così da creare un sistema già di per sé ridondante, ma con varie ulteriori connessioni che di fatto avrebbero limitato i danni al minimo in caso di interruzione di uno dei tratti di fibra, anche se ciò non è mai avvenuto.

“Come ulteriore sistema spare, avevamo un sistema wireless ad alta velocità che sarebbe intervenuto automaticamente in vari punti della rete, in caso di necessità, per assicurare in ogni caso al meglio il passaggio dei dati necessari.

“Ben 22 nodi ottici assicuravano lo stesso segnale in tutti i vari punti dell’enorme stadio Maracanà, che ha una circonferenza esterna di 1200 metri. Questo ha permesso di limitare a non più di 150 metri la lunghezza di trasporto del segnale DMX dal nodo ottico dove avveniva la trasformazione (da Ethernet a DMX) al motorizzato più lontano; il nuovo sistema adottato per l’occasione non è più su lunghe tratte di cavo DMX standard da 110 Ω, che comunque abbiamo adottato per l’ultimo tratto – normalmente 5 m o 10 m – ma su cavo CAT6, testato prima di partire fino alla distanza di 1300 metri senza problematiche di sorta.

“Il sistema – precisa Angelo – usa degli sfrangi maschio/femmina da quattro connettori XLR5 su EtherCon, molto agili da usare, a cui quindi si interpone un cavo CAT6 che può essere lungo da qualche metro a svariate centinaia di metri: una soluzione molto versatile e agile.

“In ogni nodo erano quindi presenti vari oggetti: in primis uno switch, in seconda battuta i vari convertitori Art‑Net > DMX, a seguire gli splitter optoisolati DMX e per finire un UPS per mantenere il nodo acceso anche in caso di interruzione dell’alimentazione principale. La richiesta da contratto era di 30 minuti di autonomia, ma di fatto i nostri UPS avrebbero potuto tenere le elettroniche accese per almeno un paio d’ore.

“Una volta costruito fisicamente il sistema – prosegue Angelo – occorreva procedere alla programmazione di tutti gli oggetti collegati per distribuire correttamente qualunque dei 102 universi DMX generati dalle console a qualunque delle 3082 fixture utilizzate. Tutto è stato programmato con due Mac mini, utilizzati anche per tenere sotto controllo le migliaia di parametri quali, ad esempio, il carico delle CPU degli switch, la velocità dei flussi, la corretta alimentazione, la distribuzione attraverso le VLAN dei vari servizi: ad esempio Internet e la connessione delle console a qualsiasi nodo dello stadio; grazie a ciò è stato possibile posizionare le console nel campo di gioco in fase di programmazione, o accedere attraverso le reti wireless da tablet o cellulare a qualsiasi parte dell’infrastruttura da qualsiasi punto, godendo di una libertà d’azione piuttosto ampia”.

“Nella control room erano presenti le tre console principali, e dietro a queste posizionate le altre tre spare collegate in modo da essere pienamente operative, senza colpo ferire, al minimo malfunzionamento riscontrato sulle superfici main. Insomma tutto doppio, compresi gli switch di connessione, così da creare un sistema spare totale.

“Particolare impegno è stato necessario per il posizionamento delle migliaia di fixtures – ci spiega Angelo – sia sui 1200 metri del truss system che ci è stato fornito, sia nei ‘Box City’ della scenografia, una sorta di favela composta da 72 box, ognuno dei quali aveva dei proiettori LED per illuminare frontalmente i ballerini che si esibivano danzandoci sopra; altre barre LED ne illuminavano la parte frontale composta da tende che si srotolavano in sequenza, così da cambiare l’effetto per ogni scena, mentre dei PAR 64 posti nel retro ricreavano la luce interna delle varie case prevista in una scena notturna della città.

“Nel cosiddetto F.o.P. – cioè Field of Play, il campo di gioco – abbiamo posizionato, oltre a centinaia di LED per illuminare gli attori e gli stage del protocollo e degli ospiti, una quarantina di motorizzati protetti da delle cupole trasparenti, gonfiati da apposite basi ventilate che, dotate di pressostato, davano il consenso all’accensione del faro motorizzato solo ad avvenuto gonfiaggio della cupola in caso di pioggia, puntualmente caduta in ognuna delle quattro cerimonie. Oltre a questi abbiamo installato 116 motorizzati SGM G1-Beam Wireless posizionati a terra e sui carri mascherati mobili che trasportavano le ballerine delle famosissime scuole di samba. Bisogna inoltre aggiungere che dopo l’installazione iniziale, servita alla cerimonia di apertura, ogni cerimonia ha richiesto un adeguamento dell’impianto, viste le diverse richieste artistiche.

“Infatti, ciascuna delle tre console luci era affiancata da un PC con software Wysiwyg che aveva caricati tutti i disegni e le fixtures, così da poter programmare in virtualizzazione 3D, con precisione millimetrica, sia durante l’allestimento dell’impianto sia durante il giorno mentre questo era ancora spento”.

Angelo ci spiega alcuni dettagli dell’organizzazione della produzione che mirano a coordinare e controllare tutto il lavoro dei tanti fornitori all’opera. Ad esempio ogni giorno occorre dichiarare per iscritto i lavori che si svolgeranno il giorno dopo, dei quali bisognerà poi inviare le foto a compito ultimato.

D’altra parte, lavorare in uno spazio così ampio è davvero impegnativo: basta dimenticare il cacciavite giusto per perdere un’ora fra andata e ritorno da luogo del proiettore alla produzione. Tantissimo è stato ad esempio impiegato in cose a cui spesso non si pensa nemmeno, come il de-branding, cioè l’oscuramento dei marchi di tutti i proiettori, anche quelli in quota.

Il tutto lavorando nell’inverno di Rio, con 40° sotto la copertura, certo una temperatura non ideale per i proiettori, accesi dalle quattro di pomeriggio alle due del mattino.

L’audio in TV!

Uno degli aspetti che ci ha convinto meno della cerimonia è però l’audio in televisione, davvero deludente. Chiediamo ad Angelo, anche se la cosa non gli compete, di spiegarci il suo punto di vista. Ci dice che l’audio in TV è davvero pessimo, e ce ne spiega il motivo: dal broadcast della produzione olimpica arriva un mixaggio dei pochi segnali (microfono del Presidente, il microfono del CIO ed un L+R/5+1) e dei 40 microfoni ambientali che dovrebbero far sentire l’atmosfera dello stadio; il sound designer li mixa malissimo, spesso sono anche fuori fase, tenendoli così alti da andare a massacrare il segnale pulito della colonna sonora, che a quel punto sembra ripresa con un telefonino economico. Questo mixaggio già discutibile viene passato alla RAI che aggiunge ulteriori disastri, mixando i microfoni degli speaker italiani che finiscono di massacrare la colonna sonora delle Olimpiadi. Insomma il suono emozionante e perfetto dello stadio diventa in TV veramente scollato dalle immagini e sembra quasi ripreso da un microfono da 10 euro.

Il BOX sulla spiaggia di Rio!

Agorà ha fatto parte di un pool di aziende fornitrici che ha aperto un ufficio di rappresentanza condiviso fra Copacabana e Ipanema, “Friends of the games”: un luogo per socializzare, incontrare nuovi e vecchi clienti da tutto il mondo, una vetrina importante ed un luogo davvero incredibile per il via vai di colori e di lingue diverse.

E certo le spiagge di Rio sono state anche un punto di relax, nei pochi momenti di off, per il personale italiano ed internazionale.

E poi il cibo: il fatto che al posto di “crew chief” l’ufficio brasiliano, sbagliando, avesse registrato Angelo come “crew chef” era già cosa indicativa!

Certo ufficialmente non si poteva cucinare in produzione... ma in modo discreto... tutti sapevano che in “zona italiana” una carbonara ed un espresso non si negavano a nessuno! Tanto che il contenuto del container “materiale di consumo” potrebbe essere stato il vero motivo della scelta degli italiani! Ovviamente scherziamo, anche se, come ci racconta Angelo, alcuni dettagli sulla qualità della vita in ambienti così particolari e per periodi così lunghi è molto più importante di quello che possa sembrare.

E certo anche in questo gli italiani fanno scuola! 

Materiale fornito 
270  Clay Paky Sharpy 
123  Clay Paky Sharpy Wash 330 
160  Clay Paky Mythos 
135  Clay Paky Alpha Beam 1500 
198  Clay Paky Alpha Profile 1500 
184  SGM Q7 
172  SGM P5 
200  SGM P2 
116  SGM G-1 Beam 
122  Martin MAC 2000 XB 
197  Rigoled QZR 
10  Robert Juliat Lancelot 4K 
Lycian 4K 
Robert Juliat Merlin 
11  Hungaroflash Pro 85 kW T-Light 
De Sisti 2.5 kW HMI DMX 
230  PAR 56 
264  PAR 64 
40  ETC S4 PAR 
MA Lighting grandMA2 Full Size 
MA Lighting grandMA2 Light 
MA Lighting grandMA Light 
MA Lighting NPU 
High End Systems Hog 4 
High End Systems DP 8000 
PRG V676 
PRG Supernode 
PC Wysiwyg R37 
Mini Mac Control Computers 
Lenovo Tablet 
Tablet Motion P3600 
Mac Pro 
HP Notebook Pc 
15  Monitor Full HD 
Access Point Ruckus WiFi System 
Ruckus Zone Director 
HT WiFi Power Analyzer 
30  ELC Node DLN8GB Artnet Converter 
28  Switch HP G2530 24G 
150  DMX Splitters 
20  APC UPS 
W-DMX Wifi DMX 
17  DF50 Hazer Smoke Machines 
Fan 
101  Power Box 
780  Local LED for roof 
82  km di Cavi Powerlock, 63A, Socapex, 32A, 16A, DMX, optical fibres 
Il tutto contenuto in 14 container 

 

Personale Agorà a Rio 
CEO  Vittorio De Amicis 
Project Manager  Giulio Rovelli 
Account Manager  Christel Strohn 
Light Chief  Nicola Manuel Tallino 
Network System Engineer  Angelo “Pavarotti” Camporese 
Light Operator  Paolinho Lebrao 
Crew Chief  Daniele Francescone 
Senior Maintenance Chief  Alberto Benedetti 
Production Assistant  Carlos Kaiser 
Rigger  Luca Barberis 
   Mario Cortese 
   Andrea Basta 
   Pablo Consoli 
   Simone Bugatti 
   Julio Katona 
   Victor Mendes Lima 
Console & DMX connections  Vittorio Graziosi 
   Francesco Mingoia 
Dimmer  Stefano Franchini 
   Marco Carancini 
   Livio Lo Faro 
   Francesco Suriano 
Light Tech  Michele Donninelli 
   Nicola Visentini 
   Francesco Ettorre 
   Marco Trapanucci 
   Francisco “Cicao” Ribeiro 
Rio 2016 Opening And Closing Olympic Ceremonies 
Lighting Designer  Durham Marenghi 
LD assistant  Jennifer Marenghi 
   Joyce Drummond 
Lighting Operator  Andrew “Andy” Voller 
   Ross Williams 
Follow Spot Coordinator  Chris Henry 
Rio 2016 Opening And Closing Paralympic Ceremonies 
Light Designer  Marcos Olivio 
Follow Spot Coordinator  André Camargo 
Light Operator  Vinicius Goncalves 
Production    
Lighting Coordinator  Tarmo Krimm 
   Adriana “Drika” Matheus 

 

 

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